Maser e Dintorni


Maser
Cenni storici
Montebelluna
Asolo
Cornuda
Crocetta

Maser

Il Comune si trova tra Asolo e Cornuda, tra la pianura e le colline. Attualmente nel paese non sono più presenti i resti delle fortificazioni e dei castelli ritenuti sicuramente esistenti in epoca feudale.
Durante tale periodo Maser fu obiettivo di conquista da diverse parti per la sua posizione geografica e per la consistenza della sua struttura difensiva. Nel 1283 la potente famiglia Camino distrusse tutte queste opere per evitare motivi di conquista nei confronti dei rivali.
In seguito, Maser fu soggetta al dominio di Venezia. Verso la metà del 1300 si insediò nel borgo la famiglia Barbaro, dedita ai commerci, alla cultura e alle arti. Grazie al suo intervento l'abitazione venne trasformata in una splendida villa, che ancor oggi, costituisce la principale attrattiva del Comune.

VILLA BARBARO

E' l'elemento di principale interesse per i turisti, oggi ancora ben conservata nella consapevolezza del grande pregio artistico della costruzione. Con la "Rotonda" di Vicenza è la villa Palladiana più nota, quella in cui si trovano le massime espressioni artistiche del '500 veneto: l'architettura di Andrea Palladio, la pittura di Paolo Veronese, la scultura di Alessandro Vittoria, tutto realizzato nell'ambiente dolce e sereno dei Colli Asolani e della Campagna Veneta.

La villa, voluta come casa di campagna della nobile famiglia, è stata ordinata al Palladio dai Fratelli Daniele Barbaro, patriarca di Aquileia e Marcantonio Barbaro, ambasciatore della Repubblica di Venezia, intorno al 1560. L'edificio, preceduto da un pendio erboso, spicca tra il verde del grande parco che gli sta intorno, si compone di un corpo centrale sottolineato da 4 colonne ioniche, per metà inserite nel muro, e da un timpano con lo stemma dei Barbaro: l'aquila bicipite. Ai lati sorgono simmetriche le due barchesse, originariamente adibite ad attività agricole. Notevole l'abilità dell'architetto che ha saputo creare questo capolavoro recuperando ed adattando in parte edifici già esistenti.
All'interno si sviluppa nelle varie sale uno straordinario cielo di affreschi di Paolo Veronese, ritenuti tra le sue opere migliori, che introducono nelle sale l'affascinante realtà naturale che circonda la villa.
Particolarmente spettacolari sono gli effetti di illusionismo spaziale e di luminosità diffusa nel salone centrale o sala dell'Olimpo, e nella crociera.
Lo scultore Vittoria arricchì l'opera degli altri due artisti con preziosi stucchi e bassorilievi. Molte le statue da lui scolpite si trovano nel Parco e nelle adiacenze, notevole è la decorazione plastica dell'esedra del Ninfeo, su cui si affaccia la Grotta di Nettuno, affrescata dal Veronese.

Opera del Palladio è anche il Tempietto, edificio cilindrico coperto da cupola con lanterna: lo decorano statue in pietra di Orazio Marinali e stucchi del Vittoria. Non lontano è il Barco della Regina (1490) costruzione allungata con loggia centrale e ad un'estremità una piccola chiesa. Nel parco della villa si trova il Museo delle Carrozze, unico nel suo genere, in cui sono esposti numerosi esemplari che filostrano l'evolversi, nel tempo, di questi mezzi di trasporto.

Altri edifici di pregio sono:

Villa Ca' Nani, sede del Municipio, fu dimora cinquecentesca di nobili famiglie veneziane. Presenta travature pregiatamente decorate, pavimenti alla veneziana ed ampi saloni, elegantemente arredati.
Villa Pellizzari - Fu abitazione nobiliare risalente al xvi sec.
Villa Pasina - Ora è di proprietà del Comune di Asolo, fu costruita nell'800 in stile settecentesco. E'circondata da un ampio parco.
Villa Querini - Opera dell'architetto Longhena, risalente al XVII e XVIII sec.; attigua alla villa sorge la Colombera, di costruzione più recente, che deve il nome al suo utilizzo come base di partenza e rientro dei colombi viaggiatori durante la l° guerra mondiale.
Villa Fabris - Costruita nel XVIII sec. in stile cinquecentesco, con saloni e terrazzi alla veneziana. E' circondata da un ampio parco.
Villa Sernagiotto - Costruita nella metà dell'800, fu adibita ad ospedale da campo durante la l° guerra mondiale.

Cenni storici


Gli insediamenti umani più antichi risalgono all 1° fase della glaciazione avvenuta 100.000 anni fa; questo è documentato da nunerosi reperti, manufatti in calce ritrovati nelle cave di argilla alle Fomaci di Asolo; altri reperti datati circa 80.000 anni or sono, erano rimasti per lungo tempo in terreni presso Conuda, Montebelluna ed in alcune zone del Montello. Oggi sono esposti al Museo Civico di storia naturale di Crocetta del Montello.

Si pensa che i Veneti antichi o Palcoveneti siano venuti dai Balcani e finiti attraverso varie immigrazioni nel ns. territorio, nel periodo corrispondente all'età del ferro e del bronzo; a conferma di questo sono le copiosità e la bellezza dei reperti (ceste, vasellame, cuspidi, punte e lance, ecc.) rinvenuti nelle estese necropoli di Montebelluna e di altre località del comprensorio.

La romanizzazione dei veneti avvenne pacificamente; la tranquilla gente veneta fu attratta dal fascino dalla più valida civiltà romana, per cui persuasi di ricavarne benefici economico-sociali e di difesa, decise di collaborare con i Romani che lasciarono tracce varie e significative: reti viarie, terme, teatri e toponimi di origine latina, come Montebelluna cioè MONS BELLONAE.

Nel periodo alto-medioevale nel territorio si visse la contrapposizione tra popolazioni locali ed i Longobardi che fecero perdere al Veneto la sua indipendenza.
Anche ad Asolo toccò questa sorte: la città e la parte orientale della zona circostante (centuriazione) passarono sotto la giurisdizione di Treviso. Durante l'epoca franca secondo il sistema feudale, il territorio della Marca venne diviso in contee, ora affidate a civili ora a religiosi; questo fatto però lo rese geograficamente periferico e politicamente emarginato rispetto agli avvenimenti che caratterizzarono la vita del tempo, come la nascita dei Comuni (inizio del 1200).
Fino al secolo XIV il territorio visse vicende alteme nelle lotte tra i Comuni e i Vescovi di Treviso, subì le incursioni degli Ezzelini, temibile signoria che dominava sul Veneto occidentale e poi degli Scaligeri, signori di Verona, quindi le guerre e il saccheggio opera di Cangrande della Scala.

Con l'egemonia della Repubblica di Venezia si conobbe un periodo di tranquillità, di valorizzazione delle condizioni ambientali e di sviluppo delle attività agricole, produttive, artigianali, commerciali. Purtroppo però la decadenza della Serenissima coinvolse anche questa zona che subì la dominazione di Napoleone e successivamente quella austriaca. Nonostante alcune riforme nell'istruzione e nell'amministrazione e la realizzazione di opere pubbliche in particolare viarie, il processo di impoverimento agricolo perdurò anche oltre il 1866, anno di annessione della zona di Treviso al Regno d'Italia.

Nella 2° metà dell'800 numerose carestie determinarono una migrazione della popolazione che durò per diversi decenni.

Il Montello fu teatro di combattimenti in varie occasioni e durante la l° guerra mondiale (1915-1918), dopo l'arretramento dell'esercito italiano sul fronte Grappa-Piave assunse un ruolo essenziale per la ns. difesa contro gli attacchi biriosi dell'esercito austro-ungarico.

Dalla metà degli anni '60 la zona ha iniziato uno sviluppo economico legato all'industria, all'agricolutura e al commercio, in continua e forte crescita.

 

Montebelluna



Dove il terreno sale dolcemente verso le colline del Montello in un panorama ampio e disteso appare Montebelluna (centro principale della zona) che, nel corso degli ultimi decenni, si è espansa rapidamente con uno sviluppo urbanistico non sempre preordinato.

Lo sviluppo di questa città si è realizzato soprattutto in piccole e medie industrie, in laboratori artigianali indirizzati verso produzioni di consumo a buon livello tecnologico, ad alta intensità di lavoro e creatività facendo di Montebelluna un centro industriale noto a livello internazionale.

La grande ripresa economica che si è verificata in questi decenni, con una diffusione straordinaria di imprese nel territorio tra Montebelluna e il Brenta, conta oggi circa un'azienda ogni 10 abitanti.
L'inventiva imprenditoriale non teme confronti ed il pullulare di attività più o meno piccole si misura con successo in tutti i settori produttivi.
La sua fama è legata soprattutto alle calzature, in particolare allo scarpone, alla scarpa e all'abbigliamento sportivo, per questo detiene la leadership mondiale, infatti tutte le aziende più prestigiose risiedono nel suo territorio e rispondono con una produzione che porta la qualità delle industrie, la fantasia dei suoi designer e il "made in Italy" in tutto il mondo.
Gli elementi portanti di questo fenomeno vanno ricercati oltre che nella operosissima manodopera, nell'eccezionale capacità imprenditoriale che ha saputo prevenire o superare momenti di recessione rispondendo alle esigenze innovative del mercato, creando stabilità nell'occupazione, benessere e tranquillità sociale.
Un segno tangibile del percorso evolutivo compiuto dall'imprenditoria locale è il Museo dello Scarpone, che testimonia la trasformazione delle piccole botteghe artigiane in grandi gruppi industriali.

Anche l'agricoltura segue l'evoluzione dei tempi; soprattutto la viticoltura vanta vigneti ben curati che danno vini pregiati.
Dal 1977 esiste la D.O.C. Montello e i Colli Asolani, riservata ai vini prosecco, merlot e cabernet prodotti in gran parte nelle colline dell'Asolano e del Montello, una dorsale collinosa, lunga e bassa, tra Treviso, Montebelluna e il Piave. Il Consorzio di tutela di questi vini ha sede momentanea presso la Pro Loco di Montebelluna.

Ma non è solo attività imprenditoriale, commerciale, agricola ma è anche e soprattutto un paesaggio vivo, luminoso, colorato, ricco di fascino da cui traspare la laboriosità della gente di oggi come la sofferenza, la grandezza, il mistero del suo passato che continua ad esserci rivelato attraverso i reperti ritrovati nelle sue necropoli paleovenete: oggetti che analizzati da occhio esperto, dimostrano il senso dell'arte e della cultura della sua gente.

Cerchiamo di conoscere le abitudini, i rapporti con altri popoli, i momenti focali della storia passata, attraverso ciò che oggi possiamo osservare.

Il periodo preistorico è ben documentato da moltissimi ritrovamenti archeologici: asce di pietra levigate che risalgono al periodo neolitico, ampio materiale litico reperito nella zona del Montello ed oggi conservato con altro materiale, nel Museo Civico di Montebelluna.
I Paleoveneti avevano costruito un centro nell'area a sud del Colle di Montebelluna, che oggi è considerato il maggiore della zona per l'estensione della necropoli e la bellezza dei bronzi ritrovati.
I reperti (vasellame, ceste, ecc.) fanno di Montebelluna una tra le più importanti necropoli del Veneto.
Una considerazione particolare va riservata ai 5 dischi in bronzo (conservati nel Museo di Treviso) che raffigurano una Dea femminile paleoveneta, probabilmente dea della fecondità e signora della natura, in costume prettamente veneto, in diversi atteggiamenti con animali e decorata con tralci d'edera stilizzati; la donna sembra imprigionare una chiave, ciò fa pensare alla rappresentazione di una divinità, si presuppone quindi che a Montebelluna sorgesse un Santuario, si pensa in cima al colle, nella zona del Mercato Vecchio.
I reperti venuti alla luce a Posmon e a Mercato Vecchio indicano l'uso dei marmi e dei mosaici per ornare le case, proprie dei Romani.
L'architettura e le decorazioni non furono influenzate localmente, ma si uniformarono alle altre dell'italia romana; il Mosaico, ad esempio, era usato solo nelle pavimentazioni.

Un monumento tipico dell'arte veneta-rornana era la stele funeraria; nel Veneto si diffuse anche il monumento a cuspide su edicole e la stele con l'unica veduta frontale; a Posmon è stata ritrovata (nel 1969) la stele a tabernacolo raffigurante una coppia di sposi.
Montebelluna si trovava al vertice centro-settentrionale delle due centuriazioni di Asolo e Treviso, in una posizione strategica per la difesa dalla minaccia dei barbari; per sventare questo pericolo, l'organizzazione inditare romana aveva deciso di eseguire segnalazioni tramite fuoco che furono dai diversi Castellieri eretti a distanze prestabilite.
I segnali a fuoco di notte e a fumo di giorno erano velocissimi ed efficaci. Uno di questi castellieri sorgeva a ripa le Rive, a Mercato Vecchio ed era servito da strade che lo univano a quelli di Comuda, Covolo, Asolo .
Montebelluna aveva più che un castelliero, un accampamento strutturato geometricamente con le strade tracciate a crociera e 4 passaggi-porte, aperte lungo la cinta murata.
Anche oggi il centro di "Mercato Vecchio" è intersecato da 4 strade a crociera romboidale. Questo si dice sia il nucleo di fondazione della città.


Asolo



Nel labirinto dei colli e delle "montagne", ben visibile da lontano per la sua massa imponente e squadrata, la Rocca di Asolo è un sicuro punto di orientamento dell'intero territorio, per la dominazione che ha sul paesaggio, sembra proiettata al di fuori della storia, costruita da divinità sconosciute.

Ai piedi della Rocca c'è Asolo, un angolo di terra veneta e il più dolce della regione che ha saputo attrarre letterati, poeti, artisti che la amarono e la esaltarono davanti al mondo.
Pietro Bembo scrisse "Gli Asolani", Giorgione la ricordò nei suoi dipinti, il musicista Malipiero la elesse sua dimora abituale.
Altri ospiti illustri dal Palladio, al Nacova, da Ada Negri a Igor Strawinski, a Eleonora Duse hanno subito il fascino di questa città, definita dal Carducci "la città dai cento orizzonti", per la splendida posizione panoramica sui colli Asolani.

Le sue origini sono antichissime: fu un insediamento paleoveneto e successivamente un importante municipio romano, citato da Plinio il Vecchio.
Dopo l'inserimento nello Stato Veneziano, Venezia la destinò, nel 1489, a Signoria di Caterina Comaro, regina di Cipro che fino al 1509 regnò con grande splendore.

Per conoscere "l'anima" della città, più che un itinerario vero e proprio può essere utile girovagare senza meta per cogliere le prospettive, i mutamenti, sbirciare nei giardini e affacciarsi negli squarci aperti verso l'orizzonte.
Asolo ha conservato un nucleo antico dal fascino intatto, composto da palazzetti del sec. XV e XVIII, intorno alla piazza Maggiore, ingentilita da una bella fontana rinascimentale del secolo XVI. Qui si affaccia la Loggia del Capitano, un tempo sede della magnifica Comunità Asolana, sulla facciata spicca uno stupendo affresco che risale al 1560; ora è la sede del Museo Civico, dove oltre ai reperti romani e medioevali della zona, sono esposti il "Paride" di Canova e il "S. Girolamo" di Luca Giordano. La sala dedicata ad "E. Duse" offre una collezione unica al mondo di cimeli dell'attrice.
Ad un livello più basso della piazza si erge il Duomo, eretto sulle rovine delle terme romane e ricostruito nel sec. XVIII con il portino su un fianco e l'interno a tre navate, su progetto di Giorgio Massari. L'intemo è impreziosito da una bellissima tavola giovanile di Lorenzo Lotto che rappresenta l'Assunta (1506) e da altri dipinti di notevole importanza di Jacopo da Ponte detto il Bassano e di Pietro Damiani. Una grande pala del Quaena (copia da Tiziano) orna l'abside.
Via Regina Comaro, con le sue case Quattrocentesche decorate da affreschi, bifore e stemmi, porta al Castello della Regina, parzialmente demolito nel 1820, residenza di Caterina Comaro durante il suo regno. Dell'antico edificio,restano parti delle mura, la torre dell'orologio, la torre mozza, l'ampia sala delle udienze, recentemente restaurate, il Teatro Duse e il magnifico Belvedere del Giardino.
Via Canova, scavalcata dall'arco della bella casa rosa di E. Duse, conduce in Borgo Santa Caterina, dove si trova la cosiddetta Casa Longobarda, un piccolo edificio cinquecentesco, rivestito di tufo in cui sono state incise decorazioni con effetti caricaturali particolari e curiosi.
Dal lato più alto della piazza centrale, attraversando la romanica Porta Colmarion e camminando a fianco del piccolo chiostro e della Chiesa del Monastero di S. Pietro, si raggiunge il sentiero che porta alla Rocca, edificio poligonale di epoca preromana che domina l'abitato. Da qui si gode un magnifico panorama sui colli circostanti si scorgono pittoresche ville che valorizzano ancora di più questo poetico luogo.

Asolo è sede anche di iniziative culturali: l'associazione Asolo Musica organizza in settembre un qualificatissimo Festival di Musica da Camera. In estate, in collaborazione con l'istituto regionale Ville venete, propone il Festival "Luoghi e suoni ritrovati", una serie di "viaggi musicali" in musei, palazzi, ville a volte abbinate alla degustazione di prodotti tipici locali.
Ogni seconda domenica del mese, ospita un variopinto mercato dell'antiquariato, molto frequentato da residenti e turisti.



Cornuda


Sull'origine del nome attribuito a questo piccolo borgo sono state formulate diverse ipotesi, la più scientifica indica che il nome di origine medioevale significa "crocicchio".

A Comuda esistevano una Rocca e un Castello; mentre per la prima non ci sono dubbi sull'ubicazione, per il secondo sembra fosse sulla collina sopra il torrente Ru Bianco, infatti furono ritrovate tracce di grossi muri e diverso materiale archeologico. Anche la bella Villa Bolzonello sarebbe stata costruita sopra le rovine di un castello, infatti gli attuali proprietari asseriscono che la parte sotto la costruzione è percorsa da cunicoli e gallerie. Le notizie del Castello sono meno note di quelle della Rocca che assunse grande importanza, specialmente quando diventò proprietà dei Comune di Treviso nel 1174. Passò poi alla Signoria di Ezzelino il Monaco, poi ad Alberico, fratello dei famoso Ezzefino da Romano, che se ne impossessò con un colpo di mano, chiudendo nelle prigioni e facendo morire murati i quattro nobili fratelli Vado.
In seguito la Rocca e la stessa Comuda si trovarono in mezzo alla lotta di potenti famiglie trevigiane, furono entrambe distrutte e poi riedificate verso la fine del 1200.

IL SANTUARIO DELLA ROCCA
E' impossibile conoscere l'anno in cui la Rocca "di guerra" divenne Rocca "di pace", altrettanto impossibile sapere dove comincia la storia della sordomuta che guari facendo costruire la chiesa in cima alla collina.
Si sa con certezza che dal 1450 in poi il Santuario più volte subì saccheggi e vandalismi ed altrettanti restauri. Nell'ultimo secolo si sono susseguite opere di abbellimento e di utilità: nel 1924 fu collocato in chiesa il grande altare centrale di marmo proveniente dal Duomo di Oderzo; nel 1946 fu ampliata, inglobando l'atrio con le colonne e la facciata, creando così una sistemazione per l'organo; nel 1972 venne dotata di un prezioso organo, nel 1980 il pittore cornudese Gaetano Fabris adornò la chiesa con tre affreschi raffiguranti l'Annunciazione, la fuga in Egitto e l'Assunzione. Le parrocchie circostanti si recano ogni anno in pellegrinaggio nel Santuario per adempiere antichi voti.

LA CHIESA DI S. MARTINO
Dopo che la furia della I° guerra mondiale ebbe distrutto la chiesa madre, gli abitanti di Cornuda progettarono, e con grandi sacrifici costruirono, quella attuale.
L'edificio si presenta maestoso: sulla facciata in alto ci sono 7 nicchie, in quella di centro sporgente c'è la statua di S. Martino, patrono della chiesa, nelle altre mosaici con le figure di Santi.
Un grande rosone centrale e due più piccoli, sopra le porte laterali, alleggeriscono ed illuminano la struttura; sopra la porta centrale è raffigurata la cena di Emmaus, sopra quella a destra la Vergine con il Bambino e a sinistra S. Giuseppe con Bambino.
La chiesa è a 3 navate con pianta a croce latina, le colonne che reggono i muri della navata centrale hanno la base e il fusto in marmo rosso di Verona e il capitello fregiato di pietra bianca di Gimino. Il soffitto e le travature, in puro stile romanico, sono in legno di larice. Il corpo, le cappelle e le braccia corte della croce sono ricoperte da volte a crociera. Il pavimento, eseguito da una ditta friulana, è sul tipo del mosaico veneziano. La chiesa conta ben otto altari: nell'alziale, davanti all'altare maggiore, ne è stato costruito uno molto bello, inserito dopo la riforma liturgica, gli altri dedicati al Patrono, alla Madonna e a vari Santi si trovano a sinistra, a destra della Croce latina e a metà della chiesa che è impreziosita da 4 pale: quella che rappresenta la Deposizione della Croce è stata salvata dal crollo della vecchia parrocchiale. Le altre pale rappresentano S. Martino di Vizzotto-Alberti, quella della Madonna del Rosario dei Prof. Luigi Cima e quella rappresentante il Transito di S. Giuseppe dello stesso autore.
Il campanile, situato a destra della chiesa, guardando la facciata, ne ricalca lo stile; è alto mt. 61 fino alla croce ed è dotato di celle campanarie con 4 nuove campane.


VILLA BETTIS


Semidistrutta durante la l° guerra mondiale, presenta ancora oggi i segni di una ricostruzione affrettata.
Si pensa fosse stata costruita nel secolo XVI e XVII da una famiglia Asolana, i Bettis, che diedero alla parrocchia di Cornuda due arcipreti, da qui la concessione della sepoltura ai membri della famiglia nella chiesa di S. Rocco.
Ha una bella gradinata d'ingresso ed è fiancheggiata da pilastri con statue.
L'ingresso ad arco è sormontato da una trifora con balcone in pietra; sopra questa ce n'è un' altra sovrastata da un timpano sul quale Spicca, in marmo, lo stemma dei Bettis.
Nella parte esterna, verso la chiesa di S. Rocco, c'è un grande focolare di particolare bellezza.
La villa, negli anni sessanta, fu sede della mostra dei vini cornudesi, attualmente è abitata da una famiglia del luogo.


VILLA BALZONELLO

Prende il nome dagli attuali proprietari, ma in passato fu la residenza dei conti Cornuda.
E' un caseggiato molto grande, nel quale un tempo le carrozze entravano direttamente nel palazzo attraverso un sottoportico.
E' una villa storica. Nell'ala ovest, che sembra risalire al 1300, furono ritrovati pregevoli affreschi e lo stemma della famiglia. Sembra fosse stata costruita sulle rovine di un antico castello, anche se non è documentabile; nel sottosuolo ci sono rimbombanti gallerie, forse medioevali.


Crocetta

Il nome di Crocetta venne assunto da questo comune nel 1902, quando tre frazioni di Rivasecca, Ciano e Nogarè decisero di staccarsi da Cornuda divenendo autonome, grazie alla numerosa popolazione richiamata dal Canapificio Veneto, l'imponente costruzione, in disuso dal 1967, lungo il Canale Brentella che attraversa il paese.

Nel territorio comunale, situato tra il Montello, la statale Feltrina e il fiume Piave, sono stati ritrovati alcuni reperti archeologici risalenti al 4.000 a.C. circa.

Non è presente alcuna traccia delle civiltà barbariche, mentre esistono segni della presenza romana.

Nel comune di Crocetta di Montello si trovano alcune ville di notevole pregio:

VILLA SANDI - Prese il nome dalla nobile famiglia che la fece costruire verso il 1622.
Fu poi abitata dalla famiglia Sernagiotto e dai marchesi Cassis. Attualmente ospita la sede di rappresentanza delle aziende vinicole Opere Trevigiane.



VILLA ANCILLOTTO

Fu all'inizio anch'essa di proprietà dei Sandi. Il corpo centrale dell'edificio era l'albergo per i viaggiatori, in seguito divenne residenza della famiglia Anciffotto, che costruì la filanda, intorno al 1870, prima attività industriale di Crocetta.
La villa è ora sede di attività culturali del comune, tra le quali il Museo Civico di Storia Naturale in cui sono esposti reperti preistorici delle zone del Montello, tra i quali: un mammut di 35 metri di altezza, oggetti in bronzo, resti di un orso delle caverne e circa 700 oggetti prodotti dalla lavorazione umana ritrovati in questa zona.


VILLA CASTAGNA - Ora sede dell'omonimo ristorante. Risale a 1700, fu edificata appunto dalla famiglia Castagna proveniente da Venezia.

CASA BOSCHIERI
Risale al 1700 e fu la residenza del primo sindaco di Crocetta, Ludovico Boschieri.

Tra i monumenti vanno poi ricordati la Colonna Romana (1933) inviata nella capitale per realizzare un monumento al sovrano; il Cippo degli Arditi che si trova al confine del Comune, dove parti' l'attacco degli "Arditi", durante la fine della I^ Guerra Mondiale.


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