Maser e Dintorni
Maser
Il Comune si
trova tra Asolo e Cornuda, tra la pianura e le colline. Attualmente nel paese non sono
più presenti i resti delle fortificazioni e dei castelli ritenuti sicuramente esistenti
in epoca feudale.
Durante tale periodo Maser fu obiettivo di conquista da diverse parti per la sua posizione
geografica e per la consistenza della sua struttura difensiva. Nel 1283 la potente
famiglia Camino distrusse tutte queste opere per evitare motivi di conquista nei confronti
dei rivali.
In seguito, Maser fu soggetta al dominio di Venezia. Verso la metà del 1300 si insediò
nel borgo la famiglia Barbaro, dedita ai commerci, alla cultura e alle arti. Grazie al suo
intervento l'abitazione venne trasformata in una splendida villa, che ancor oggi,
costituisce la principale attrattiva del Comune.
VILLA BARBARO
E' l'elemento di
principale interesse per i turisti, oggi ancora ben conservata nella consapevolezza del
grande pregio artistico della costruzione. Con la "Rotonda" di Vicenza è la
villa Palladiana più nota, quella in cui si trovano le massime espressioni artistiche del
'500 veneto: l'architettura di Andrea Palladio, la pittura di Paolo Veronese, la scultura
di Alessandro Vittoria, tutto realizzato nell'ambiente dolce e sereno dei Colli Asolani e
della Campagna Veneta.
La villa, voluta come casa di campagna della nobile famiglia, è
stata ordinata al Palladio dai Fratelli Daniele Barbaro, patriarca di Aquileia e
Marcantonio Barbaro, ambasciatore della Repubblica di Venezia, intorno al 1560.
L'edificio, preceduto da un pendio erboso, spicca tra il verde del grande parco che gli
sta intorno, si compone di un corpo centrale sottolineato da 4 colonne ioniche, per metà
inserite nel muro, e da un timpano con lo stemma dei Barbaro: l'aquila bicipite. Ai lati
sorgono simmetriche le due barchesse, originariamente adibite ad attività agricole.
Notevole l'abilità dell'architetto che ha saputo creare questo capolavoro recuperando ed
adattando in parte edifici già esistenti.
All'interno si sviluppa nelle varie sale uno straordinario cielo di affreschi di Paolo
Veronese, ritenuti tra le sue opere migliori, che introducono nelle sale l'affascinante
realtà naturale che circonda la villa.
Particolarmente spettacolari sono gli effetti di illusionismo spaziale e di luminosità
diffusa nel salone centrale o sala dell'Olimpo, e nella crociera.
Lo scultore Vittoria arricchì l'opera degli altri due artisti con preziosi stucchi e
bassorilievi. Molte le statue da lui scolpite si trovano nel Parco e nelle adiacenze,
notevole è la decorazione plastica dell'esedra del Ninfeo, su cui si affaccia la Grotta
di Nettuno, affrescata dal Veronese.
Opera del Palladio è anche il Tempietto, edificio cilindrico coperto da cupola con
lanterna: lo decorano statue in pietra di Orazio Marinali e stucchi del Vittoria. Non
lontano è il Barco della Regina (1490) costruzione allungata con loggia centrale e ad
un'estremità una piccola chiesa. Nel parco della villa si trova il Museo delle Carrozze,
unico nel suo genere, in cui sono esposti numerosi esemplari che filostrano l'evolversi,
nel tempo, di questi mezzi di trasporto.
Altri edifici di pregio sono:
Villa Ca' Nani, sede del Municipio, fu dimora cinquecentesca di nobili famiglie veneziane.
Presenta travature pregiatamente decorate, pavimenti alla veneziana ed ampi saloni,
elegantemente arredati.
Villa Pellizzari - Fu abitazione nobiliare risalente al xvi sec.
Villa Pasina - Ora è di proprietà del Comune di Asolo, fu costruita nell'800 in stile
settecentesco. E'circondata da un ampio parco.
Villa Querini - Opera dell'architetto Longhena, risalente al XVII e XVIII sec.; attigua
alla villa sorge la Colombera, di costruzione più recente, che deve il nome al suo
utilizzo come base di partenza e rientro dei colombi viaggiatori durante la l° guerra
mondiale.
Villa Fabris - Costruita nel XVIII sec. in stile cinquecentesco, con saloni e terrazzi
alla veneziana. E' circondata da un ampio parco.
Villa Sernagiotto - Costruita nella metà dell'800, fu adibita ad ospedale da campo
durante la l° guerra mondiale.
Cenni storici
Gli insediamenti umani
più antichi risalgono all 1° fase della glaciazione avvenuta 100.000 anni fa; questo è
documentato da nunerosi reperti, manufatti in calce ritrovati nelle cave di argilla alle
Fomaci di Asolo; altri reperti datati circa 80.000 anni or sono, erano rimasti per lungo
tempo in terreni presso Conuda, Montebelluna ed in alcune zone del Montello. Oggi sono
esposti al Museo Civico di storia naturale di Crocetta del Montello.
Si pensa che i Veneti antichi o Palcoveneti siano venuti dai
Balcani e finiti attraverso varie immigrazioni nel ns. territorio, nel periodo
corrispondente all'età del ferro e del bronzo; a conferma di questo sono le copiosità e
la bellezza dei reperti (ceste, vasellame, cuspidi, punte e lance, ecc.) rinvenuti nelle
estese necropoli di Montebelluna e di altre località del comprensorio.
La romanizzazione dei veneti avvenne pacificamente; la tranquilla
gente veneta fu attratta dal fascino dalla più valida civiltà romana, per cui persuasi
di ricavarne benefici economico-sociali e di difesa, decise di collaborare con i Romani
che lasciarono tracce varie e significative: reti viarie, terme, teatri e toponimi di
origine latina, come Montebelluna cioè MONS BELLONAE.
Nel periodo alto-medioevale nel territorio si visse la
contrapposizione tra popolazioni locali ed i Longobardi che fecero perdere al Veneto la
sua indipendenza.
Anche ad Asolo toccò questa sorte: la città e la parte orientale della zona circostante
(centuriazione) passarono sotto la giurisdizione di Treviso. Durante l'epoca franca
secondo il sistema feudale, il territorio della Marca venne diviso in contee, ora affidate
a civili ora a religiosi; questo fatto però lo rese geograficamente periferico e
politicamente emarginato rispetto agli avvenimenti che caratterizzarono la vita del tempo,
come la nascita dei Comuni (inizio del 1200).
Fino al secolo XIV il territorio visse vicende alteme nelle lotte tra i Comuni e i Vescovi
di Treviso, subì le incursioni degli Ezzelini, temibile signoria che dominava sul Veneto
occidentale e poi degli Scaligeri, signori di Verona, quindi le guerre e il saccheggio
opera di Cangrande della Scala.
Con l'egemonia della Repubblica di Venezia si conobbe un periodo
di tranquillità, di valorizzazione delle condizioni ambientali e di sviluppo delle
attività agricole, produttive, artigianali, commerciali. Purtroppo però la decadenza
della Serenissima coinvolse anche questa zona che subì la dominazione di Napoleone e
successivamente quella austriaca. Nonostante alcune riforme nell'istruzione e
nell'amministrazione e la realizzazione di opere pubbliche in particolare viarie, il
processo di impoverimento agricolo perdurò anche oltre il 1866, anno di annessione della
zona di Treviso al Regno d'Italia.
Nella 2° metà dell'800 numerose carestie determinarono una
migrazione della popolazione che durò per diversi decenni.
Il Montello fu teatro di combattimenti in varie occasioni e
durante la l° guerra mondiale (1915-1918), dopo l'arretramento dell'esercito italiano sul
fronte Grappa-Piave assunse un ruolo essenziale per la ns. difesa contro gli attacchi
biriosi dell'esercito austro-ungarico.
Dalla metà degli anni '60 la zona ha iniziato uno
sviluppo economico legato all'industria, all'agricolutura e al commercio, in continua e
forte crescita.
Montebelluna

Dove il terreno
sale dolcemente verso le colline del Montello in un panorama ampio e disteso appare
Montebelluna (centro principale della zona) che, nel corso degli ultimi decenni, si è
espansa rapidamente con uno sviluppo urbanistico non sempre preordinato.
Lo sviluppo di questa città si è realizzato soprattutto in
piccole e medie industrie, in laboratori artigianali indirizzati verso produzioni di
consumo a buon livello tecnologico, ad alta intensità di lavoro e creatività facendo di
Montebelluna un centro industriale noto a livello internazionale.
La grande ripresa economica che si è verificata in questi
decenni, con una diffusione straordinaria di imprese nel territorio tra Montebelluna e il
Brenta, conta oggi circa un'azienda ogni 10 abitanti.
L'inventiva imprenditoriale non teme confronti ed il pullulare di attività più o meno
piccole si misura con successo in tutti i settori produttivi.
La sua fama è legata soprattutto alle calzature, in particolare allo scarpone, alla
scarpa e all'abbigliamento sportivo, per questo detiene la leadership mondiale, infatti
tutte le aziende più prestigiose risiedono nel suo territorio e rispondono con una
produzione che porta la qualità delle industrie, la fantasia dei suoi designer e il
"made in Italy" in tutto il mondo.
Gli elementi portanti di questo fenomeno vanno ricercati oltre che nella operosissima
manodopera, nell'eccezionale capacità imprenditoriale che ha saputo prevenire o superare
momenti di recessione rispondendo alle esigenze innovative del mercato, creando stabilità
nell'occupazione, benessere e tranquillità sociale.
Un segno tangibile del percorso evolutivo compiuto dall'imprenditoria locale è il Museo
dello Scarpone, che testimonia la trasformazione delle piccole botteghe artigiane in
grandi gruppi industriali.
Anche l'agricoltura segue
l'evoluzione dei tempi; soprattutto la viticoltura vanta vigneti ben curati che danno vini
pregiati.
Dal 1977 esiste la D.O.C. Montello e i Colli Asolani, riservata ai vini prosecco, merlot e
cabernet prodotti in gran parte nelle colline dell'Asolano e del Montello, una dorsale
collinosa, lunga e bassa, tra Treviso, Montebelluna e il Piave. Il Consorzio di tutela di
questi vini ha sede momentanea presso la Pro Loco di Montebelluna.
Ma non è solo
attività imprenditoriale, commerciale, agricola ma è anche e soprattutto un paesaggio
vivo, luminoso, colorato, ricco di fascino da cui traspare la laboriosità della gente di
oggi come la sofferenza, la grandezza, il mistero del suo passato che continua ad esserci
rivelato attraverso i reperti ritrovati nelle sue necropoli paleovenete: oggetti che
analizzati da occhio esperto, dimostrano il senso dell'arte e della cultura della sua
gente.
Cerchiamo di
conoscere le abitudini, i rapporti con altri popoli, i momenti focali della storia
passata, attraverso ciò che oggi possiamo osservare.
Il periodo preistorico è ben documentato da moltissimi
ritrovamenti archeologici: asce di pietra levigate che risalgono al periodo neolitico,
ampio materiale litico reperito nella zona del Montello ed oggi conservato con altro
materiale, nel Museo Civico di Montebelluna.
I Paleoveneti avevano costruito un centro nell'area a sud del Colle di Montebelluna, che
oggi è considerato il maggiore della zona per l'estensione della necropoli e la bellezza
dei bronzi ritrovati.
I reperti (vasellame, ceste, ecc.) fanno di Montebelluna una tra le più importanti
necropoli del Veneto.
Una considerazione particolare va riservata ai 5 dischi in bronzo (conservati nel Museo di
Treviso) che raffigurano una Dea femminile paleoveneta, probabilmente dea della fecondità
e signora della natura, in costume prettamente veneto, in diversi atteggiamenti con
animali e decorata con tralci d'edera stilizzati; la donna sembra imprigionare una chiave,
ciò fa pensare alla rappresentazione di una divinità, si presuppone quindi che a
Montebelluna sorgesse un Santuario, si pensa in cima al colle, nella zona del Mercato
Vecchio.
I reperti venuti alla luce a Posmon e a Mercato Vecchio indicano l'uso dei marmi e dei
mosaici per ornare le case, proprie dei Romani.
L'architettura e le decorazioni non furono influenzate localmente, ma si uniformarono alle
altre dell'italia romana; il Mosaico, ad esempio, era usato solo nelle pavimentazioni.
Un monumento
tipico dell'arte veneta-rornana era la stele funeraria; nel Veneto si diffuse anche il
monumento a cuspide su edicole e la stele con l'unica veduta frontale; a Posmon è stata
ritrovata (nel 1969) la stele a tabernacolo raffigurante una coppia di sposi.
Montebelluna si trovava al vertice centro-settentrionale delle due centuriazioni di Asolo
e Treviso, in una posizione strategica per la difesa dalla minaccia dei barbari; per
sventare questo pericolo, l'organizzazione inditare romana aveva deciso di eseguire
segnalazioni tramite fuoco che furono dai diversi Castellieri eretti a distanze
prestabilite.
I segnali a fuoco di notte e a fumo di giorno erano velocissimi ed efficaci. Uno di questi
castellieri sorgeva a ripa le Rive, a Mercato Vecchio ed era servito da strade che lo
univano a quelli di Comuda, Covolo, Asolo .
Montebelluna aveva più che un castelliero, un accampamento strutturato geometricamente
con le strade tracciate a crociera e 4 passaggi-porte, aperte lungo la cinta murata.
Anche oggi il centro di "Mercato Vecchio" è intersecato da 4 strade a crociera
romboidale. Questo si dice sia il nucleo di fondazione della città.
Asolo

Nel labirinto dei colli e
delle "montagne", ben visibile da lontano per la sua massa imponente e
squadrata, la Rocca di Asolo è un sicuro punto di orientamento dell'intero territorio,
per la dominazione che ha sul paesaggio, sembra proiettata al di fuori della storia,
costruita da divinità sconosciute.
Ai piedi della Rocca c'è
Asolo, un angolo di terra veneta e il più dolce della regione che ha saputo attrarre
letterati, poeti, artisti che la amarono e la esaltarono davanti al mondo.
Pietro Bembo scrisse "Gli Asolani", Giorgione la ricordò nei suoi dipinti, il
musicista Malipiero la elesse sua dimora abituale.
Altri ospiti illustri dal Palladio, al Nacova, da Ada Negri a Igor Strawinski, a Eleonora
Duse hanno subito il fascino di questa città, definita dal Carducci "la città dai
cento orizzonti", per la splendida posizione panoramica sui colli Asolani.
Le sue origini sono
antichissime: fu un insediamento paleoveneto e successivamente un importante municipio
romano, citato da Plinio il Vecchio.
Dopo l'inserimento nello Stato Veneziano, Venezia la destinò, nel 1489, a Signoria di
Caterina Comaro, regina di Cipro che fino al 1509 regnò con grande splendore.
Per conoscere
"l'anima" della città, più che un itinerario vero e proprio può essere utile
girovagare senza meta per cogliere le prospettive, i mutamenti, sbirciare nei giardini e
affacciarsi negli squarci aperti verso l'orizzonte.
Asolo ha conservato un nucleo antico dal fascino intatto, composto da palazzetti del sec.
XV e XVIII, intorno alla piazza Maggiore, ingentilita da una bella fontana rinascimentale
del secolo XVI. Qui si affaccia la Loggia del Capitano, un tempo sede della magnifica
Comunità Asolana, sulla facciata spicca uno stupendo affresco che risale al 1560; ora è
la sede del Museo Civico, dove oltre ai reperti romani e medioevali della zona, sono
esposti il "Paride" di Canova e il "S. Girolamo" di Luca Giordano. La
sala dedicata ad "E. Duse" offre una collezione unica al mondo di cimeli
dell'attrice.
Ad un livello più basso della piazza si erge il Duomo, eretto sulle rovine delle terme
romane e ricostruito nel sec. XVIII con il portino su un fianco e l'interno a tre navate,
su progetto di Giorgio Massari. L'intemo è impreziosito da una bellissima tavola
giovanile di Lorenzo Lotto che rappresenta l'Assunta (1506) e da altri dipinti di notevole
importanza di Jacopo da Ponte detto il Bassano e di Pietro Damiani. Una grande pala del
Quaena (copia da Tiziano) orna l'abside.
Via Regina Comaro, con le sue case Quattrocentesche decorate da affreschi, bifore e
stemmi, porta al Castello della Regina, parzialmente demolito nel 1820, residenza di
Caterina Comaro durante il suo regno. Dell'antico edificio,restano parti delle mura, la
torre dell'orologio, la torre mozza, l'ampia sala delle udienze, recentemente restaurate,
il Teatro Duse e il magnifico Belvedere del Giardino.
Via Canova, scavalcata dall'arco della bella casa rosa di E. Duse, conduce in Borgo Santa
Caterina, dove si trova la cosiddetta Casa Longobarda, un piccolo edificio cinquecentesco,
rivestito di tufo in cui sono state incise decorazioni con effetti caricaturali
particolari e curiosi.
Dal lato più alto della piazza centrale, attraversando la romanica Porta Colmarion e
camminando a fianco del piccolo chiostro e della Chiesa del Monastero di S. Pietro, si
raggiunge il sentiero che porta alla Rocca, edificio poligonale di epoca preromana che
domina l'abitato. Da qui si gode un magnifico panorama sui colli circostanti si scorgono
pittoresche ville che valorizzano ancora di più questo poetico luogo.
Asolo è
sede anche di iniziative culturali: l'associazione Asolo Musica organizza in settembre un
qualificatissimo Festival di Musica da Camera. In estate, in collaborazione con l'istituto
regionale Ville venete, propone il Festival "Luoghi e suoni ritrovati", una
serie di "viaggi musicali" in musei, palazzi, ville a volte abbinate alla
degustazione di prodotti tipici locali.
Ogni seconda domenica del mese, ospita un variopinto mercato dell'antiquariato, molto
frequentato da residenti e turisti.
Cornuda
Sull'origine del nome
attribuito a questo piccolo borgo sono state formulate diverse ipotesi, la più
scientifica indica che il nome di origine medioevale significa "crocicchio".
A
Comuda esistevano una Rocca e un Castello; mentre per la prima non ci sono dubbi
sull'ubicazione, per il secondo sembra fosse sulla collina sopra il torrente Ru Bianco,
infatti furono ritrovate tracce di grossi muri e diverso materiale archeologico. Anche la
bella Villa Bolzonello sarebbe stata costruita sopra le rovine di un castello, infatti gli
attuali proprietari asseriscono che la parte sotto la costruzione è percorsa da cunicoli
e gallerie. Le notizie del Castello sono meno note di quelle della Rocca che assunse
grande importanza, specialmente quando diventò proprietà dei Comune di Treviso nel 1174.
Passò poi alla Signoria di Ezzelino il Monaco, poi ad Alberico, fratello dei famoso
Ezzefino da Romano, che se ne impossessò con un colpo di mano, chiudendo nelle prigioni e
facendo morire murati i quattro nobili fratelli Vado.
In seguito la Rocca e la stessa Comuda si trovarono in mezzo alla lotta di potenti
famiglie trevigiane, furono entrambe distrutte e poi riedificate verso la fine del 1200.
IL SANTUARIO DELLA ROCCA
E' impossibile
conoscere l'anno in cui la Rocca "di guerra" divenne Rocca "di pace",
altrettanto impossibile sapere dove comincia la storia della sordomuta che guari facendo
costruire la chiesa in cima alla collina.
Si sa con certezza che dal 1450 in poi il Santuario più volte subì saccheggi e
vandalismi ed altrettanti restauri. Nell'ultimo secolo si sono susseguite opere di
abbellimento e di utilità: nel 1924 fu collocato in chiesa il grande altare centrale di
marmo proveniente dal Duomo di Oderzo; nel 1946 fu ampliata, inglobando l'atrio con le
colonne e la facciata, creando così una sistemazione per l'organo; nel 1972 venne dotata
di un prezioso organo, nel 1980 il pittore cornudese Gaetano Fabris adornò la chiesa con
tre affreschi raffiguranti l'Annunciazione, la fuga in Egitto e l'Assunzione. Le
parrocchie circostanti si recano ogni anno in pellegrinaggio nel Santuario per adempiere
antichi voti.
LA CHIESA DI S. MARTINO
Dopo che la furia della I° guerra mondiale ebbe distrutto la chiesa madre, gli abitanti
di Cornuda progettarono, e con grandi sacrifici costruirono, quella attuale.
L'edificio si presenta maestoso: sulla facciata in alto ci sono 7 nicchie, in quella di
centro sporgente c'è la statua di S. Martino, patrono della chiesa, nelle altre mosaici
con le figure di Santi.
Un grande rosone centrale e due più piccoli, sopra le porte laterali, alleggeriscono ed
illuminano la struttura; sopra la porta centrale è raffigurata la cena di Emmaus, sopra
quella a destra la Vergine con il Bambino e a sinistra S. Giuseppe con Bambino.
La chiesa è a 3 navate con pianta a croce latina, le colonne che reggono i muri della
navata centrale hanno la base e il fusto in marmo rosso di Verona e il capitello fregiato
di pietra bianca di Gimino. Il soffitto e le travature, in puro stile romanico, sono in
legno di larice. Il corpo, le cappelle e le braccia corte della croce sono ricoperte da
volte a crociera. Il pavimento, eseguito da una ditta friulana, è sul tipo del mosaico
veneziano. La chiesa conta ben otto altari: nell'alziale, davanti all'altare maggiore, ne
è stato costruito uno molto bello, inserito dopo la riforma liturgica, gli altri dedicati
al Patrono, alla Madonna e a vari Santi si trovano a sinistra, a destra della Croce latina
e a metà della chiesa che è impreziosita da 4 pale: quella che rappresenta la
Deposizione della Croce è stata salvata dal crollo della vecchia parrocchiale. Le altre
pale rappresentano S. Martino di Vizzotto-Alberti, quella della Madonna del Rosario dei
Prof. Luigi Cima e quella rappresentante il Transito di S. Giuseppe dello stesso autore.
Il campanile, situato a destra della chiesa, guardando la facciata, ne ricalca lo stile;
è alto mt. 61 fino alla croce ed è dotato di celle campanarie con 4 nuove campane.
VILLA BETTIS

Semidistrutta
durante la l° guerra mondiale, presenta ancora oggi i segni di una ricostruzione
affrettata.
Si pensa fosse stata costruita nel secolo XVI e XVII da una famiglia Asolana, i Bettis,
che diedero alla parrocchia di Cornuda due arcipreti, da qui la concessione della
sepoltura ai membri della famiglia nella chiesa di S. Rocco.
Ha una bella gradinata d'ingresso ed è fiancheggiata da pilastri con statue.
L'ingresso ad arco è sormontato da una trifora con balcone in pietra; sopra questa ce
n'è un' altra sovrastata da un timpano sul quale Spicca, in marmo, lo stemma dei Bettis.
Nella parte esterna, verso la chiesa di S. Rocco, c'è un grande focolare di particolare
bellezza.
La villa, negli anni sessanta, fu sede della mostra dei vini cornudesi, attualmente è
abitata da una famiglia del luogo.
VILLA BALZONELLO
Prende il
nome dagli attuali proprietari, ma in passato fu la residenza dei conti Cornuda.
E' un caseggiato molto grande, nel quale un tempo le carrozze entravano direttamente nel
palazzo attraverso un sottoportico.
E' una villa storica. Nell'ala ovest, che sembra risalire al 1300, furono ritrovati
pregevoli affreschi e lo stemma della famiglia. Sembra fosse stata costruita sulle rovine
di un antico castello, anche se non è documentabile; nel sottosuolo ci sono rimbombanti
gallerie, forse medioevali.
Crocetta
Il nome di Crocetta
venne assunto da questo comune nel 1902, quando tre frazioni di Rivasecca, Ciano e Nogarè
decisero di staccarsi da Cornuda divenendo autonome, grazie alla numerosa popolazione
richiamata dal Canapificio Veneto, l'imponente costruzione, in disuso dal 1967, lungo il
Canale Brentella che attraversa il paese.
Nel territorio comunale, situato tra il Montello, la statale
Feltrina e il fiume Piave, sono stati ritrovati alcuni reperti archeologici risalenti al
4.000 a.C. circa.
Non è presente alcuna traccia delle civiltà barbariche, mentre
esistono segni della presenza romana.
Nel comune di Crocetta di Montello si trovano alcune
ville di notevole pregio:
VILLA SANDI - Prese il nome dalla nobile famiglia che la fece costruire verso il 1622.
Fu poi abitata dalla famiglia Sernagiotto e dai marchesi Cassis. Attualmente ospita la
sede di rappresentanza delle aziende vinicole Opere Trevigiane.

VILLA
ANCILLOTTO
Fu
all'inizio anch'essa di proprietà dei Sandi. Il corpo centrale dell'edificio era
l'albergo per i viaggiatori, in seguito divenne residenza della famiglia Anciffotto, che
costruì la filanda, intorno al 1870, prima attività industriale di Crocetta.
La villa è ora sede di attività culturali del comune, tra le quali il Museo Civico di
Storia Naturale in cui sono esposti reperti preistorici delle zone del Montello, tra i
quali: un mammut di 35 metri di altezza, oggetti in bronzo, resti di un orso delle caverne
e circa 700 oggetti prodotti dalla lavorazione umana ritrovati in questa zona.
VILLA CASTAGNA - Ora sede
dell'omonimo ristorante. Risale a 1700, fu edificata appunto dalla famiglia Castagna
proveniente da Venezia.
CASA BOSCHIERI
Risale al 1700 e fu la residenza del primo sindaco di Crocetta, Ludovico Boschieri.
Tra i monumenti vanno poi ricordati la Colonna Romana (1933) inviata nella capitale per
realizzare un monumento al sovrano; il Cippo degli Arditi che si trova al confine del
Comune, dove parti' l'attacco degli "Arditi", durante la fine della I^ Guerra
Mondiale.
|Sentieri
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