Descrivere
Treviso, la sua provincia, le sue bellezze naturali, le opere dei suoi artisti, condurre
per mano il turista attraverso strade e piazze, introdurlo nei parchi e nelle sontuose
sale delle sue imponenti ville venete, tralasciando di parlare delle cosiddette "arti
minori", l'artigianato, sarebbe opera incompiuta. Sarebbe come, per uno scultore,
modellare la statua di una bella donna dimenticandosi di plasmarne le mani. L'artigianato
rappresenta appunto la forza creatrice attraverso cui un popolo si esprime manualmente.
Tanto più che la tradizione culturale della Marca trevigiana affonda le sue radici
nell'artigianato. Vuoi un artigianato rudimentale ancorato all'agricoltura, vuoi un
artigianato raffinato, il cui ambito straripa dagli argini immaginari entro i quali viene
configurato per invadere il campo dell'arte con l'"A" maiuscola.
L'artigianato ¬ ancora fiorente nella provincia di
Treviso e, nonostante il processo di industrializzazione di alcune lavorazioni, rimane un
pilastro dell'economia provinciale. Alcune delle arti e dei "mestieri che van per
via", descritti magístralmente da Gaetano Zompini, pittore incisore trevigiano (nato
a Nervesa della Battaglia nel 1700), in 60 tavole, rimangono oggi soltanto nella memoria
dei nostri nonni. "El gùa" (arrotino), "l'impaja careghe"
(impagliatore di sedie), "el giusta pignate" (aggiustatore di pentole), "el
taggia legne" (taglialegna), "el scarperut" (ciabattino) sono personaggi
ormai scomparsi, legati all'antico folclore della campagna trevigiana. Oggi gli eredi di
questi piccoli, umili artigiani, ma un tempo indispensabili, si presentano in una veste
del tutto nuova: più asettica, forse più efficiente, anche se meno pittoresca. Altre
arti più nobili sono sopravvissute, sono giunte fino a noi integre, mantenendo il
primitivo fulgore. Ci sono ancora arti per le quali il Trevigiano va famoso in tutto il
mondo.
La prima che ci viene in mente ¬ la lavorazione
del ferro battuto, che oggi ha il suo massimo esponente nel maestro Toni Benetton,
fondatore della prestigiosa "Accademia internazionale del ferro battuto",
ubicata nella bellissima villa di Benetton a Marocco di Mogliano. Addentrandoci nel parco
si scopre una "vegetazione" strana: figure "scaturite dalla terra come nel
giorno della creazione... fatte di materia estranea e tuttavia connaturata all'ambiente,
non tanto figure quanto espressioni
di forze segrete, tradotte in forme definitive ...
", (da "L'Artigianato nella Marca trevigiana" di Giuseppe Mazzotti).
All'Accademia di Toni Benetton accorrono, da tutte le parti del mondo, giovani e meno
giovani, che intendono perfezionarsi nell'arte di Vulcano. Sono usciti da questa scuola
artisti di tutte le nazionalità. Citare qualche nome vorrebbe dire trascurarne altri. Non
vogliamo fare torto a nessuno. Per tutti abbiamo citato il "maestro Nella provincia
di Treviso l'arte del ferro ha origini assai lontane. Testi storici ci danno notizie,
anche se assai vaghe, delle spade di Serravalle (antico centro di Vittorio Veneto),
rinomate in Italia e all'estero per la loro tempra inimitabile, dovuta alle fredde acque
del Meschio (come ríferisce il Mazzotti), che nulla avevano da invidiare alle lame di
Toledo. Di queste antiche glorie non esiste più traccia. Esiste invece a Ceneda, altro
quartiere di Vittorio Veneto, un'antica fucína che costruisce campane, la "Fonderia
De Poli", la quale rífornísce tuttora le chiese del Veneto, d'Italia e anche di
Oltreoceano. Per onorare questa antica tradizione e' stata allestita a SerravaHe nel
settembre 1984 la "1^ Mostra nazionale del ferro battuto", per iniziativa
defl'Associazione artigiani della Marca trevigiana, in collaborazione con Trevisomostre
(azienda speciale della Camera di commercio).
Dal Vittoriese ci spostiamo nella vicina zona di
Conegliano, dove da un secolo si perpetua un altro mestiere artigiano: la lavorazione del
giunco, concentrata soprattutto nel Solíghese e legata ad una tradizione più umile ed
antica, l'intreccio dei vimini, meglio conosciuti come i "venghi del Piave", che
venivano usati per costruire oggetti semplici, di uso comune. Il primo centro dove si
lavora il giunco, il parente " nobile " del vimini, che viene per lo più
importato dal Sud-Est asiatico, sorge a Barbisano, frazione di Pieve di Solígo, nel 1885
e prende il nome di "scuola dei panierai". Oggi questo settore conta circa 200
aziende nella provincia di Trevíso, che producono oggetti e mobili esportati in Europa ed
anche in altri continenti. La Trevisomostre allestisce ogni anno una mostra specifica,
"Tecnogiunco", alla quale sono invitati operatori commerciali italiani e
stranieri per conoscere questo tipo di produzione. Rimanendo ancora nel Coneglianese ci
portiamo nel piccolo centro di Godega S. Urbano. In quest'angolo di mondo, a molti
sconosciuto, ¬ sorto uno dei più interessanti laboratori dell'arte del tessere:la
"Tessitura d'arte" di Stelio Corva, dove opera una grande artista del telaio,
Lotti Corva, moglie di Stelio, creatrice di splendidi velluti in seta, lino e cotone. A
lei dunque e' riservata la parte artistica dell'azienda, a Stelio quella tecnica. Lei
disegna i suoi favolosi modelli che poi trasferisce sul telaio. Lui costruisce, inventa.
Ha realizzato una "macchina" complessa, che assomma in sé le caratteristiche
del telaio a mano e del telaio meccanico ed e' in grado di dare un prodotto del tutto
uguale a quello realizzato con il solo telaio a mano. La fama della ditta Corva e' oggi
internazionale, grazie ad una "intuizíone", eccezionale: la riscoperta
dell"'allucciolato d'oro", un tipo di tessuto attribuito al '500 veneziano
intrecciato di seta ed oro. Da 500 anni era andata perduta la tecnica di lavorazione di
questo velluto. L'unico esemplare originale che abbiamo e' un frammento custodito al museo
Correr a Venezia.
Nel 1982 Lotti Corva, dopo quattro anni di tentatwi
e di speranze, di sconforto e di entusiasmi, e' riuscita a riprodurre fedelmente
l'allucciolato. La presentazione ufficiale in pubblico e' avvenuta nel marzo 1983 ad una
tavola rotonda, a livello internazionale, all'Ateneo Veneto (in Venezia), alla quale hanno
preso parte critici d'arte, direttori di musei, un folto gruppo di addetti ai lavori,
provenienti da tutte le parti del globo.
A due anni di distanza Lotti Corva e' diventata
ambasciatrice" d'arte dell'Europa unita: nel marzo del 1985 lo stesso presidente del
Parlamento europeo, Pierre Pfimlin, le ha affidato l'incarico di rappresentare in un
enorme arazzo (10 metri per 12), eseguito con la tecnica rinascimentale, l'unità europea.
Altro laboratorio di fama internazionale ¬ la ben nota "Tessoria asolana", che,
come dice il nome, sorge ad Asolo, la più pittoresca cittadina della Marca trevigiana.
Qui nulla e' cambiato dal tempo delle guerre di indipendenza (epoca a cui risale la
fondazione della tessoria). Gli antichi telai in legno non sono mai stati sostituiti,
neanche parzialmente. Essendo in legno, sono stati attaccati ferocemente dai tarli, ma
ciò non ha impedito il loro funzionamento. Si occupa della loro manutenzione Caroli
Serena, l'attuale titolare del laboratorio. Fedele alle proprie origini, la Tessoría
asolana continua a produrre prevalentemente stoffe in seta. Le più belle ville venete,
come la Malcontenta e Villa Maser sono state tappezzate con i tessuti del laboratorio di
Asolo. Anche oggi i "signori" che intendono dare un tocco di raffinatezza alle
propríe dimore si rivolgono alla Tessoria asolana. Ma qui non si producono soltanto
stoffe per arredamento. Dai vecchi telai escono anche morbidissími tessuti per abiti.
Caroli Serena ha il vanto di aver vestito i più bei nomi dell'aristocrazia e del mondo
dello spettacolo, come la principessa Margaret d'Inghilterra e Catherine Déneuve.
Non possiamo lasciare Asolo senza fare una visitina
alle "signorine dei vecchi merletti". Sono le contessine Laura e Claudia
Loredan, che da 25 anni dirigono la "Scuola di antico rícamo". Non si tratta di
una scuola, bensì di un laboratorio artigiano. Ha mantenuto la denominazione di
"scuola", perché così si chiamavano le vecchie botteghe artigiane, dove i
giovani entravano per imparare l'arte. La scuola nasce nel 1890. Il suo fondatore e' un
inglese: Robert Wiedeman Browning, figlio del poeta Robert Browning e di Elisabetta
Barret, che stabilirono ad Asolo la loro dimora. Oggi, dopo essere passata attraverso
varie traversie, l'antica bottega sopravvive grazie alla tenacia delle due nobili sorelle:
sotto la loro guida le poche ricamatrici rimaste (e' assai difficile tirare su nuove leve)
continuano a ricamare a "fili contati" (e' un tipo di punto), per gli ormai
scarsi clienti, lenzuola, tovaglie, centrini. E' un lavoro che richiede applicazione e
certosina pazienza. Da parte del cliente e' necessaria la capacità di saper attribuire a
questi preziosi articoli il loro giusto valore.
Asolo e' una terra fertile per l'artigíanato. Il
gusto per il bello, per il pezzo autentico ha fatto nascere nella città e dintorni tante
botteghe di restauro. Si deve a questi artigiani il merito di aver salvato un grosso
patrimonio di mobili antichi, destinato altrimenti a scomparire per l'incuria dei
proprietari. Autentici ruderi entrano in questi laboratori, sembrano irrecuperabili. Mani
sapienti li riportano a nuova vita, ridanno loro l'originario splendore. Usciti
dall'angusta bottega, le preziose suppellettili se ne vanno per il mondo, ritornano al
loro posto: ad abbellire e ad impreziosire nuove dimore. Un accenno meritano i ceramisti
trevigiani, concentrati anch'essí per lo più nell'Asolano. Dalle ceramiche di
ispirazione bassanese sono passati a forme nuove, più moderne, stilizzate, che stanno
incontrando il favore del pubblico. Questi artigiani hanno un'eredità non facile da
gestire, se si pensa ai grandi artisti del passato. Un passato non tanto lontano. Nei
primi del 900 troviamo infatti a Treviso artisti come Arturo Martini, Guido Cacciapuotí e
Arturo Malossi, le cui opere hanno fama mondiale; oggi sono custodite nei musei e fanno
parte di collezioni private.
Facciamo pochi chilometri e siamo a Castelfranco.
Anche qui merita fare una sosta. Non ci
intratteniamo per parlare di un mestiere tipico trevigiano, ma per fare la conoscenza di
un personaggio particolare: il burattinaio. Nella casa di riposo per anziani di questa
città vive appunto uno degli ultimi burattinai. E Beppe Pastrello, ottantenne, con 60
anni di teatro dei burattini al suo attivo. Le sue prime marionette erano di cartapesta,
poi di legno. Confezionava egli stesso anche i vestiti. In tanti anni ha dato vita ai
personaggi più famosi che popolano il mondo favoloso dell'infanzía. Per perfezionarli,
per dare loro un"' anima", quasi novello mastro Geppetto, si e' calato nella
loro realtà "irreale", fatta di sogni, di illusioni, dove il buono vince sempre
il malvagio. Ogni tanto dà ancora qualche spettacolo e continua a curare le sue
"creature", a vestirle, a vezzeggiarle, ad aggiustarle quando occorre, nella
speranza che qualcuno raccolga questa sua eredità custodita con tanto amore.
Siamo ancora a Castelfranco. E ancora una volta ci
imbattiamo in un tipo di produzione che non si può considerare tradizionale della
provincia di Treviso: il mosaico. Quando infatti si parla di mosaici la mente corre alle
splendide opere musive di Ravenna, massima testimonianza del periodo aureo bizantino. Un
artista trevigiano del nostro tempo ha portato quest'arte nella nostra realtà. E'Angelo
Gatto, mosaicista e pittore, la cui attività artistica e' quasi quarantennale.
Considerevole e' soprattutto la sua produzione di arte sacra: oli, affreschi, vetrate
colorate, ma soprattutto mosaici. Ha decorato chiese ed istituti religiosi in Italia e
all'estero. Ma l'attività di Angelo Gatto non si ferma al "sacro", si rivolge
anche al "profano". Bellissimi pavimenti istoriati, di ispirazione
prevalentamente mitologica realizzati con marmi policromi, sono stati eseguiti sia su
commissione di Enti pubblici sia per conto di privati.
Abbiamo accennato alle vetrate colorate di Angelo
Gatto. Egli non e' il solo artista trevigiano che opera in questo campo. A Treviso, in una
delle strade più caratteristiche della città, via Tolpada, si affaccia la bottega di
Leandro Mattiuzzo (nota del webmaster: ora trasferita in Borgo Cavalli 20, sempre a Treviso), artigiano del vetro, la cui principale occupazione e' appunto
l'esecuzione di vetrate decorate. Arreda soprattutto abitazioni private. Le sue vetrate
ispirate ad uno stile liberty, con motivi ripresi dalla natura, come foglie, fiori, rami e
animali stilizzati, si combinano armoniosamente con l'architettura e l'arredamento
moderno, sempre se accostati opportunamente.
Il vetro ha tradizioni antichissime in Italia e nel
Veneto in particolare. Le prime vetrerie sorsero a Venezia nel XII secolo, per poi
concentrarsi, nel secolo successivo, a Murano, che divenne la capitale italiana del vetro.
Treviso, sorella minore di Venezia, ha dato i natali a numerosi artisti vetrai, che si
rifanno tutti, chi più chi meno, alla tradizione muranese. Ne citiamo alcuni tra i più
affermati oggi: Italo Varisco, Raimondo Maddaluno e Gianfranco Ríoda (della ditta Lamic)
e Sandro Barbieri. La loro produzione di cristalli incisi a mano si e' imposta a livello
internazionale per l'accuratezza dell'esecuzione, per la raffinatezza del disegno, per la
ricercata sobrietà delle linee.
La rassegna di arti e mestieri che prosperano nel
Trevigiano non finisce qui. In queste pagine ne abbiamo dato soltanto un saggio. Abbiamo
citato gli esempi che riteniamo più significativi, che possono dare un'idea al
visitatore, che per la prima volta mette piede nella Marca gioiosa, delle capacità
creative degli artigiani trevigiani.
All'ínsegna del detto "piccolo e'
bello", molto si sta facendo anche nel campo della promozione. Particolarmente
impegnate in questo senso sono le organizzazioni artigiane della provincia di Treviso, che
da alcuni anni allestiscono periodicamente mostre e manifestazioni per valorizzare
l'artigianato locale.
Come pure, molto sensibile a queste azioni
promozionali e' la Camera di commercio che, attraverso un'azienda speciale appositamente
costituita, la Trevisomostre, organizza o collabora all'organizzazione di fiere e
rassegne.
Tra le tante iniziative meritano un accenno le
mostre promosse dall'Associazione artigiani della Marca in collaborazione con la
Trevisomostre: la Mostra dell'Artigianato artistico a Villa Franchetti di Preganziol, la
Mostra del Mobile d'arte a Villa Bolasco di Castelfranco Veneto, la già menzionata Mostra
nazionale del Ferro battuto a Serravalle di Vittorio Veneto, la Rassegna della Creatività
(fino al 1984 allestita a Oderzo, dal 1985 a Portobuffole'), la Mostra dell'Artigianato di
produzione tipica del Coneglíanese (nel 1984 a Pieve di Soligo, nel 1985 a Susegana).
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